DALLA MADONNA DEL MARE ALLA MADONNA DI BONARIA

CALA GONONE NELLA STORIA:DALLA PREISTORIA AL 1700

La massima attrattiva, per gli antichissimi abitanti del la terra, era la sicurezza, e ad essa era generalmente unita la bellezza.

Cala Gonone sposava l’una e l’altra, con il suo mare, le sue grotte, le sue codule, i suoi boschi di lecci, con i monti che si protendono verso il mare, abbracciandolo con volontà protettiva.

Sembra che in questa conca si siano trovate orme di organizzazione umana che risalgono al quinto millennio circa a.C.

Con sicurezza si trovano tracce di tali insediamenti nel 3000 a.C. fino alla nascita e alla esplosione della civiltà nuragica dal 2000 al 1000.

Rimangono come documenti di questo ultimo periodo il villaggio nuragico di Nuraghe Arvu e quello di Nuraghe Mannu; il Nuragheddu, a poca distanza dal precedente; il nuraghe La Favorita. Nel villaggio di Nuraghe Mannu fu innalzato un tempio nuragico distrutto dai Romani.

Nella zona di Gonone passarono i Fenici (600 a.C.); i Punici (500); e soprattutto i Romani, della cui volontà di potenza e di invasione, nonché della fierezza e dell’amore alla libertà dei nostri antenati rimangono, come segni, i villaggi costruiti da questi ultimi in luoghi particolarmente impervi ed inaccessibili.

Nel 900 d.C. probabilmente vi sbarcarono anche i pirati. Significativi, a questo riguardo, due fatti:

a) Il monte che separa Dorgali dal mare, ha nome Bardia, cioè «Guardia», forse a indicare la sicurezza che esso garantiva contro ogni forma di invasione o di incursione.

b) Dorgali inoltre non ha mai avuto un pescatore di professione, che la dice lunga sulla diffidenza dei suoi abitanti nei confronti di questo pur bellissimo tratto di mare.

Si aggiunga la mancanza di collegamenti diretti tra le due località, ciò che si ebbe solo con la prima galleria del 1860 e di quella attualmente in funzione, dal 1928.

Si può dire che le due gallerie aprirono, seppur timidamente, Gonone al mondo.

 CALA GONONE DAL 700 AD OGGI

a) LA CHIESETTA

Il Medio Evo e i Giudicati non dicono nulla su questo lembo di terra e di mare.

Nel Settecento, a cento metri dal dirupo che domina la spiaggia centrale e tutto l’arco del golfo, venne eretta una chiesetta stile sardo-barocco, che a sua volta dominava i vari ciuffi di case che lentamente, a partire dalla fine dell’Ottocento venivano formandosi, degradanti verso il mare.

Esse erano state costruite, per opera di abbienti famiglie dorgalesi che avevano scoperto questo angolo di mondo, unico per la loro voglia di pace.

b) IL COMMERCIO

La chiesetta e le prime abitazioni sono il segno della vita che sta riprendendo. Commerci di vino e formaggi, trasportati da terra per mezzo di cavalli in un primo tempo e anche per mezzo di carri da quando incominciò a funzionai la vecchia galleria, alla quale si accedeva, dal lato ovest, per una caratteristica quasi inaccessibile carrabile chiamata «Scala Homines».

Le merci venivano prelevate e portate oltre l’isola da capaci bastimenti che i vecchi ricordano col nome di Ichnusa e Tirrenia, i quali attraccando a un rudimentale pontile in legno che si protendeva sul mare per circa 50 metri, vi scaricavano pasta, farina, zucchero, nonché utensili da cucina.

Le fittissime foreste dell’immediato entroterra, davano la possibilità, a incominciare dalla fine del diciannovesimo secolo, della produzione di carbone, che, lavorato in loco in modo artigianale, veniva commerciato sia nell’isola come nel continente.

 Ancora oggi, prima che la barca attracchi a Cala Mariolu, si nota sulla costa una scala di ferro, «sui cui gradini — informa una guida del Consorzio Trasporti Marittimi di Cala Gonone — salivano dalle navi i predatori, che dopo aver distrutto l’intero bosco di lecci secolari, si portavano via il carbone, rovesciandolo a fiumi sulle navi, verso i lidi del continente».

 c) IL PRIMO TURISMO

Il primo assaggio di turismo Gonone lo offrì nell’immediato dopoguerra, col cedere in affitto, generalmente per un paio di settimane, stanze delle pochissime abitazioni esistenti; ma soprattutto permettendo a famiglie pro venienti da Dorgali, da Nuoro, e soprattutto da Oliena, di costruire, sotto olivastri o a due passi dalla spiaggia (Palmasera), una fitta serie di capanne, ottenute con frasche di oleandri e cisto intrecciate fra loro.

Tali famiglie arrivavano a Gonone di solito con i carri a buoi, con tutte le masserizie e le provviste occorrenti per il periodo programmato, ma di solito integravano con merci del luogo, quali il carbone, il pane «carasau» di Dorgali e il pesce dei Ponzesi.

Ma già prima dell’ultima guerra, le case degli abbienti dorgalesi venivano utilizzate per un turismo da élite, con tanto di «bagnetto» privato nella spiaggia centrale, una specie di stabilimento balneare a livello famigliare, formato da un rettangolo a vaschette in cemento immerso nelle acque, sormontato da una costruzione in legno tipo palafitta. La costruzione è saltata in aria nell’ultima fase della guerra, in quanto scambiata forse per un arsenale bellico.

Negli anni Cinquanta le prime timide visite alle Grotte del Bue Marino (foca monaca), con gruppi di speleologi quali quelli del gesuita P. Furreddu e dell’ingegner Giacobbe.

Chi scrive ha partecipato a qualcuna di queste visite, e ricorda passaggi, oggi varchi comodi e larghi, prima cunicoli dove si poteva passare solo pancia a terra.

La Pro Loco aveva attrezzato un’ardita parete a picco sul mare, di una scala a pioli mobili, per agevolare l’ingresso alle grotte per queste carovane che provenivano via terra, con partenza da Cala Fuili.

Quanto in merito si fa oggi col Consorzio delle barche è sviluppo dell’opera coraggiosa di quei pionieri.

 

DALL’ANTICA CHIESETTA DELLA MADONNA DEL MARE ALL’ATTUALE CHIESA DELLA MADONNA DI BONARIA

1) LA CHIESA DELLA MADONNA DEL MARE

La vecchia chiesetta, dedicata alla Madonna del Mare, oggi oggetto di una cocente nostalgia dei Dorgalesi e in particolare dei Gononensi di una certa età, dovette dominare da sola, per due secoli, la bella marina che le si di stendeva ai piedi, a cento metri di distanza.

Non ci sono documenti che datino la sua erezione.

Nelle campagne di Dorgali, nel secolo 17°, furono costruite numerose chiese ad una navata, sviluppate solo in senso longitudinale.

Ai muri esterni si affiancavano robusti contrafforti degradanti dall’alto verso il basso, che ne garantivano la stabilità.

Generalmente erano dotate, a fianco del presbiterio, di una stanza che fungeva da sagrestia, e qualche volta veniva arricchita tutt’ intorno, di un ampio cortile delimitato da una serie di casette (cumbessias) che servivano per l’accoglienza dei pellegrini nei giorni della festa.

Gonone non poteva rimanere esclusa dalla valutazione di sito strategico per la devozione religiosa, e il titolo della chiesetta, che vi fu costruita probabilmente alla fine del 1800, fu dettato dalla stessa natura del luogo: chiesa della Madonna del Mare. Questo titolo ebbe tanta fortuna e tanto entrò nel cuore dei fedeli che a Dorgali non sono poche le mamme, che in omaggio alla Madonna del Mare, hanno riservato alle proprie figliole il nome latino di Maristella (Maris Stella), stella del mare nell’esatta traduzione italiana.

Leggende? Solo forzate e per di più ricalcanti la storia del colle di Bonaria in Cagliari.

La chiesa non aveva sagrestia. L’unica navata si di stendeva per una superficie di circa 120 metri quadri. La invadeva, specie al mattino, una luce intensa che proveniva dal largo portale sul mare, dal rosone centrale, e da due finestre laterali all’altezza del presbiterio.

Essa costituiva il centro religioso, culturale e sociale del piccolo borgo. C’è chi ricorda, mentre serviva da chierichetto all’altare durante la celebrazione della S. Messa, la visione unica del mare che brillava al sole, e del suo orizzonte oltre il quale si trovavano le terre dei desideri; e gruppi di giovani che facevano a gara, partendo dalla spiaggia, a chi arrivasse per primo, a forti bracciate, a quello spazio di mare chiamato «S’abba Irde», da dove si poteva ammirare la facciata del piccolo tempio.

Ci sono anche coloro, meno poeti, che piangono per la occasione mancata di acquisire per la comunità religiosa e civile, oltre il sito per il culto, un adeguato repertorio di ambienti per la formazione cristiana e la socializzazione dei ragazzi e del mondo giovanile.

Essa contemplò con amore il mare fino agli anni Cinquanta, quando, esattamente nel 1951, fu danneggiata da un’alluvione. Poteva essere salvata? Poteva essere dotata, nei terreni confinanti, di supporti logistici per la pastorale, nella prospettiva non fuori luogo, di una eventuale erezione a parrocchia?

Sull’intuizione pastorale vinse allora quella tattica e commerciale, per cui, negli anni immediatamente successivi, dopo un tentativo rivolto alla riparazione dell’esistente, comprovato da una perizia in tal senso dell’Ufficio del Genio Civile di Nuoro, si arrivò alla decisione del suo abbat timento, e della costruzione di un nuovo edificio di culto.

2) LA CHIESA DELLA MADONNA DI BONARIA

La posa della prima pietra di questo nuovo edificio avvenuta 1130 gennaio 1959, fu solennizzata dalla presenza del vescovo di Nuoro Mons. Giuseppe Melas, del suo segretario Don Giovanni Delogu, del Can. Basilio Meloni Parroco di S. Caterina in Dorgali, di Don Pietro Orunesu e Don Nunzio Calaresu collaboratori di quest’ ultimo, e da una numerosa folla di fedeli, col cuore volto alla speranza. Fu inaugurata solennemente il 19 maggio 1963, per opera dello stesso Mons. Melas, presenti tutte le autorità cittadine.

La scelta del titolo di «Madonna di Bonaria» va cercata solo nella personalità di questo Vescovo, che, nato a Guasila e proveniente da Cagliari, nutriva verso «questa» Madonna una robusta e consolidata devozione.

La nuova chiesa ha avuto realizzazione ad appena 20

metri di distanza da quella improvvisamente demolita.

Era a pianta rettangolare, con piccola abside, priva di cappelle laterali e di nicchie, con due finestre sul lato ovest, a 3,50 metri di altezza. Il tetto, a due falde, era sorretto da una triplice accoppiata di travetti in cemento che combaciavano  nella parte più alta, ed essi stessi poggiavano e poggiano su rispettivi pilastri perfettamente inglobati nei muri perimetrali.

L’unica navata era della dimensione di metri 10 x 6,5 più i metri 4,30 x 3 del presbiterio.

La facciata, prima rivolta ad oriente, a ricordare al popolo cristiano che la chiesa comunità è l’accoglienza e l’assimilazione in sé del Sole Cristo, per ridonarlo al mondo nella evangelizzazione, ora guarda a settentrione.

Con l’augurio, che se la chiesa di calce e pietre ha cambiato direzione per l’inavvertenza di alcuni uomini, la chiesa fatta di pietre vive non distolga mai i suoi sguardi dalla luce che illumina il giusto cammino della unità di fede, di intenti e di concreti servizi d’amore.

 

 

 

 

LA COMUNITÀ DI CALA GONONE

È ERETTA PARROCCHIA COL TITOLO DI «N. S. DI BONARIA»

Negli anni 60, il desiderio di casa a Cala Gonone salì come una febbre. Case per le vacanze, case per abitazione definitiva. Da poche decine di persone gli abitanti fissi salirono a circa 300 unità.

Le esigenze spirituali della gente reclamavano risposte meno saltuarie come fino ad allora venivano date, secondo le possibilità dal clero della Parrocchia di S. Caterina in Dorgali.

Date le continue e motivate petizioni, e considerato che la frazione di Gonone, nei mesi estivi, raggiungeva il numero di 2000 persone «per le cure balneari», l’allora Vescovo di Nuoro Mons. Giuseppe Melas così decretava: «E eretta nel Comune di Dorgali, e nella frazione di Cala Gonone, la nuova Parrocchia dedicata alla Madonna, sotto il titolo di Nostra Signora di Bonaria, con tutti i diritti, competenze e privilegi, ed insieme con tutti i doveri, oneri e obbligazioni».

Segue la definizione dei confini:

«— il mare Tirreno sul fronte che va dal Rio Osala al confine con l’agro di Orosei, fino al confine con l’agro del Comune di Baunei, oltre il rio di Codula Cala Luna;

— la linea che corre a ovest sulla cima della montagna, a cominciare dalla cima “Sutta Terra” passando poi alle cime di Su Truncu Mannu (quota 950), Cuccuru Nieddu (quota 850), TULUI (quota 934), Monte Bardia (quota 885), fino al passaggio detto Littu e Ghirveri, con l’intesa che il versante che dà verso il mare, apparterrà alla nuova Parrocchia di Nostra Signora di Bonaria, e l’altro retrostante apparterrà a S. Caterina di Dorgali. Il presente Decreto entrerà in vigore, a tutti gli effetti, appena la nuova Parrocchia avrà ottenuto il riconoscimento civile.

Nuoro, 2 febbraio 1962 - Festa della Purificazione di Maria Santissima».

GIUSEPPE MELAS, vescovo di Nuoro

Controfirmato: PIETRO M. MARCELLO cancelliere vescovile

Il riconoscimento civile avvenne con decreto presidenziale del 7 febbraio 1963 (G. U. del 18 aprile 1963, n. 104).

I PASTORI DELLA NOSTRA COMUNITÀ

Dalla data in cui Gonone fu eretta Parrocchia, dedicata alla Madonna sotto il titolo di N. S. di Bonaria, (2/2/62), non ci furono parroci residenti fino allo settembre 1972.

Essi scendevano nella frazione a celebrarvi la S. Messa nei giorni domenicali, nei primi venerdì del mese, e in occasioni di particolari necessità pastorali.

Ecco l’elenco dei sacerdoti che coprirono questo incarico, per nomina vescovile:

1) Don Giovanni Antonio Carta, nato in Ollolai il 2 maggio 1934, allora vicario cooperatore di Dorgali. Fu nominato con bolla di Mons. Melas datata 8 febbraio 1963. Parroco non residente, espletò il suo ministero fino al 30 agosto 1965.

2) Don Albino Saima, nato in Gavoi il 1° marzo 1939, allora Padre spirituale in seminario, fu nominato con bolla di Mons. Melas del 10 settembre 1965. Parroco non residente, espletò il suo ministero fino al 31 agosto 1972.

3) Don Gonario Nieddu, nato in Orani il 15 gennaio

1932. Fu il primo Parroco residenziale, quando ancora a Gonone non esisteva una canonica. Ebbe l’incarico da Mons. Giovanni Melis dal l’ settembre 1972 al 30 settembre 1974.

4) Con bolla del 1° ottobre 1974, lo stesso Mons. Melis nominava il suo successore nella persona di Don Michele Cosseddu, che curò ininterrottamente questa comunità per 22 anni, fino al 20 ottobre 1996.

Dal 27 giugno 1996, al 20 ottobre dello stesso anno, data in cui ebbe termine il suo mandato, Don Cosseddu, considerate le sue mal ferme condizioni di salute, ebbe un aiuto, in qualità di Amministratore Parrocchiale, nel Parroco di S. Caterina in Dorgali, Don Giuseppe Cugusi.

Con il trasferimento di quest’ultimo alla Parrocchia di S. Giorgio in Bitti assunse l’incarico di Reggente il sacerdote Don Sebastiano Corrias dal 10 settembre 1996 all’11 gennaio 1997. Don Corrias, che fungeva da Viceparroco di S. Caterina in Dorgali, era nato a Orgosolo il 15 ottobre 1955.

Con bolla di Mons. Pietro Meloni del 10 ottobre 1996, veniva eletto Parroco di N. 5. di Bonaria il sacerdote Don Salvatore Angelo Nieddu, nato in Dorgali l’8 dicembre 1935. Il suo ministero è iniziato l’11 gennaio 1997.

 VERSO LA RISTRUTTURAZIONE DELLA CHIESA DI N. S. DI BONARIA

La chiesa pensata come sede di una nuova comunità parrocchiale, ebbe respiro asmatico fin dal suo nascere.

Il problema non era tanto costituito dai trecento abitanti degli anni Sessanta, né dei seicento degli anni Ottanta, quanto dalla particolare identità di Cala Gonone, che è insieme frazione del Comune di Dorgali, e località turistica a dimensione nazionale e internazionale. D’inverno è un tranquillo dormitorio; ai primi tepori di marzo si aprono porte e finestre e si espone la biancheria al sole.

Con la Pasqua, oltre le rondini arrivano i primi gruppi e i primi turisti; nella stagione estiva Gonone è già cittadina metropolitana.

All’esigenza di 1300 assidui praticanti domenicali, non poteva dare risposta soddisfacente una chiesetta con la capienza massima di cento unità.

Si era pensato da tempo ad una nuova chiesa che risolvesse non solo il problema culto, ma anche quello logistico per le attività parrocchiali in ordine alla formazione permanente e onnicomprensiva dei fedeli.

Dopo vent’annì  di tentativi, condotti particolarmente dall’allora Parroco Don Michele Cosseddu, unitamente alla sua comunità ecclesiale, con amarezza si era dovuto Constatare che il tempo non si era mai mosso, dando ragione a quell’antico filosofo che insegnava che il movimento è pura illusione.

A complicare le cose, sopraggiungeva, in data 24 maggio 1996, dall’Ufficio Tutela di Nuoro, il parere negativo su di una proposta di ristrutturazione, inserita nel «progetto del Borgo dei Pescatori», che lasciando l’edificio nella sua originaria struttura, prevedeva un ampliamento esterno, a guisa di loggiato, il quale, per quell’Ufficio non rispondeva all’ecologia dell’ambiente.

Nel luglio del 97 non era stato accolto, ultimo cordoglio, da parte della Regione Sarda, un progetto globale del Comune, denominato «Progetto integrato di riqualificazione urbana» di cui faceva parte integrante il problema «chiesa nuova».

Rimaneva solo, come estremo segno di speranza, la già fatta identificazione di un’area pro nuovo tempio di circa 5000 metri, lungo il viale Bue Marino.

Persisteva anche il fatto dell’eterno errabondare per pinete e scuole, saloni e piazze, per soddisfare l’esigenza comunitaria della preghiera festiva.

Continuare così? E per quanto tempo? I pareri erano discordi, e dividevano la vita ecclesiale: chiesa nuova o ristrutturazione?

Una parte della Comunità sostenne il Parroco nella decisione dell’«unum facere et aliud non omittere»:

chiedere la ristrutturazione dell’esistente con la prospettiva di cento nuovi posti, e lavorare nel contempo per una soluzione definitiva in favore di una chiesa completa mente nuova.

Ecco stralci del messaggio che il Parroco rivolse alla Comunità nell’opuscolo «Iniziando un cammino» del settembre 97, quando i lavori erano al via.

«La ristrutturazione della nostra chiesetta? Credo che ne abbiamo assoluto bisogno! Ne abbiamo bisogno per il decoro della liturgia, per il rispetto ai fedeli di Gonone che non sono da terzo mondo, per la dignità della chiesa stessa.

I turisti, in un paese così bello, non devono trovare, come luogo di preghiera, un brutto salone alto come un campanile, corto come una molla compressa, che non attende altro se non gente saggia che l’apra alla proporzione e alla libertà».

«. . . Lavoreremo con tutte le forze per la costruzione della chiesa nuova. Ma l’esperienza dovrebbe insegnare a tutti che, per svariatissime ragioni, i tempi sono imprevedibilmente lunghi.

Ora si tratta di guardare in faccia la realtà, che è realtà di necessità: in attesa della nuova casa, che è lontana, abbiamo il diritto e il dovere di essere uniti nel mettere il tetto alla vecchia casa che fa acqua da tutte le parti, e difendere noi e l’intera famiglia ecclesiale dalle intemperie che ci schiaffeggiano e ci umiliano.

E un invito alla saggezza e all’unità (salvo restando, per tutti, il diritto alla propria identità); saggezza e unità che dovrebbero costituire il primo tetto che salva la dignità della nostra comunità parrocchiale; in assoluto, il primo tetto da ristrutturare, se ce ne fosse bisogno».

Erano idee che il nuovo Parroco aveva già dall’inizio del suo mandato a Cala Gonone. Si premurò pertanto di prendere subito contatto con l’Amministrazione presieduta dall’allora sindaco Fausto Canu che dimostrò una apprezzabilissima disponibilità, per cui l’iter burocratico per impostare la pratica di ristrutturazione iniziò con l’approvazione della delibera consiliare del Programma Opere Pubbliche, n. 31, del 12 marzo 97, nella quale era inserita l’opera di rinnovamento e ampliamento della chiesa parrocchiale.

Il capo dell’Ufficio Tecnico del Comune di Dorgali, geometra Gian Michele Porcu, unendo alle sue valutazioni e conoscenze tecniche le indicazioni funzionali del Parroco, nonché utili idee già prospettate in antecedenti tentativi, stese un progetto con moduli interscambiabili, qualora negli organi preposti all’approvazione fossero sorti problemi di rispetto dell’ambiente.

Tale progetto, presentato di persona dal progettista e dal Parroco all’Ufficio Tutela di Nuoro, nel marzo 97 ottenne subito il benestare verbale del Dott. Fresi, e in data 15 maggio 97 il Comune di Dorgali lo riebbe formalmente approvato.

La gara d’appalto, indetta il 17 luglio 97 fu vinta

dall’impresario dorgalese Salvatore Carta-Cudina, al quale

è stata fatta la consegna dei lavori il giorno 8 settembre 97.

Il loro inizio è datato 10 settembre 1997.

La nuova Amministrazione comunale, insediatasi il 15 maggio 1997 e presieduta dal sindaco Caterina Loi Medau, non fu meno motivata nel sostenere l’attuazione già in corso del progetto.

Mentre i lavori procedevano, la stessa Amministrazione, anche per la solerte mediazione dell’Assessore ai LL. PE Tonino Piredda, assicurava un ulteriore finanziamento per l’impianto di aria condizionata indispensabile nei mesi estivi, nonché per la impermeabilizzazione e la fornitura di materiale coibente nel restauro del vecchio tetto.

Con il su nominato impresario Salvatore Carta, realizzarono i lavori di restauro e ampliamento i muratori Tore Cucca, Salvatore Corrias, Lino Fancello e Francesco Nonne.

La tinteggiatura fu eseguita dall’artigiano Mario Carta Cudina; lo stucco veneziano del presbiterio da Gianni Piredda; gli impianti di elettricità e amplificazione furono rispettivamente opera di Graziano Muggianu, Mario Loi e di Fabio Angius da Loceri, rappresentante della Ditta Fulgor; quello del riscaldamento, di Tony Lullia, operaio nuorese residente in Dorgali. Il pianellista risponde al nome di Salvatore Ruiu. La struttura per la sistemazione della nuova campana, dono gradito della Parrocchia di Santa Caterina, è stata eseguita a regola d’arte da Salvatore Arras.

Li seguirono, giorno dopo giorno, la preghiera e la trepidazione del Parroco e dell’intera comunità gononense.

 

L’ARTE NELLA CHIESA DI BONARIA

L’antica chiesetta non possedeva in opere d’arte niente se non se stessa, la sua anima sarda, la facilità che essa offriva di contemplare e quasi di incontrare Dio come uno di noi, in quella grande sala protetta da una dolcissima Madonnina bianco-azzurra, in cui tutti respiravano aria di casa. In un certo senso era arte quel fascino che le proveniva dal suo sguardo perennemente rivolto verso il mare e il suo orizzonte infinito, invito ai credenti e agli uomini tutti che le passavano accanto, a orientarsi verso il mistero di Dio.

Di opere d’arte invece incominciò ad arricchirsi la nuova chiesa, da quando, a partire dalla stessa data dell’inaugurazione avvenuta il 19 maggio del 1963, le fu fatto il primo dono di un pannello di rame sbalzato, un trittico di 2,90 x 1 metri, raffigurante tre momenti della storia di N. Signora di Bonaria: la tempesta nel mar di Sardegna e lo scaricamento fra le onde di una misteriosa cassa per rendere la nave più idonea a superare il pericolo di affondamento; la cassa che velocemente si dirige verso il Golfo di Cagliari; il suo ritrovamento nelle spiagge del Poetto e la devozione sul colle di Bonaria. Ne fu generoso donatore l’artista dorgalese Totorino Spanu.

Nel 1967, Antonio Marras coniugato Campus, maresciallo in pensione, dorgalese, e animo d’artista, forse per sciogliere un voto emesso nel corso del suo difficile servizio, realizzò in proprio e donò alla chiesa una originale Via Crucis in ceramica policroma, formato cm 31 x 21.

1125 gennaio 1983 la Chiesa proclamava Beata la nostra concittadina Suor Maria Gabriella Sagheddu. L’artista dorgalese Pietro Mele aveva abbozzato l’immagine della Beata come studio di un quadro gigante da esporre nella basilica di S. Paolo durante la solenne cerimonia della beatificazione.

Per interessamento di un gruppo di gononensi guidato dalle signore Ignazia Mula e Luisa Sireus si racimolò la somma di due milioni circa, e l’opera fu acquisita alla Parrocchia nella primavera del 1984.

L’acrilico, formato 1,20 x 80, rappresenta l’ideale vissuto da Suor Maria Gabriella. Il buon pastore che impersona Gesù ha una pecorella sulle spalle e conduce il gregge verso l’unico ovile. Sul gregge campeggia la figura della giovane suora dorgalese che a 25 anni ha donato la propria vita perché la preghiera e il sogno di Cristo dell’unità di tutti i credenti in lui non si infrangessero contro la volontà di egoismo e di divisione degli uomini.

Un anno prima quello della beatificazione, si era cimentato col tema dell’unità della Chiesa, un altro geniale artista dorgalese, Mario Spanu. Il giovane Tonino Piredda, impresario edile, gononense, era al corrente della grande devozione che la madre Maria nutriva per la santa suora, della quale era stata amica d’infanzia.

Egli acquistava pertanto il grande olio 2 x i dello Spanu e ne faceva dono alla Parrocchiale come filiale omaggio a mamma Maria e papà Vincenzo. Lo scenario della composizione presenta sul fondo il Cristo che muore sul Calvario dopo aver pregato per l’unità dei suoi. Al centro un grande globo terracqueo, sulla cui circonferenza poggiano i templi simbolo delle diverse confessioni cristiane nel mondo. Riempie il globo la figura di Suor Maria Gabriella, che indicando il Calvario invoca da Gesù morente l’unità dei cristiani, unendo per questo fine, al Padre, l’offerta della propria vita a quella di lui.

Nel 1991, la vedova del su ricordato pittore Pietro Mele, Signora Grazia Mulas, donava alla nostra Parrocchia, con i buoni uffici del geometra Graziano Secci, un acrilico su tela con l’effigie di S. Caterina d’Alessandria, patrona della Parrocchia di Dorgali, ritratta nel momento in cui viene martirizzata.

Raccontano gli Atti dei Martiri, che Caterina, figlia di un potente ras egiziano, diventata cristiana, sia stata invitata dal padre ad abiurare la sua fede. Permanendo la ragazza nella sua decisione, fu dal medesimo rinchiusa in una torre di sua proprietà, perché la solitudine stroncasse la sua incom prensibile fermezza. Nulla ottenendo, la mise a disposizione dell’autorità civile, che applicando leggi anticristiane dell’epoca, la sottopose al supplizio della ruota, la quale, funzionando, avrebbe ridotto a brandelli il suo corpo. Si narra però che la ruota si ruppe al primo contatto con la sua pelle.

Il dono fu della sola tela, che fu incorniciata gratuitamente dal falegname dorgalese Tonino Mesina, nipote di Suor Maria Gabriella.

Nel giugno del 1994, il parroco Don Michele Cosseddu acquistava la monumentale statua lignea della Madonna di Bonaria, che ora troneggia nella nicchia centrale dell’abside, opera dello scultore dorgalese Pier Giorgio Gometz.

Nel Natale dello stesso anno, l’Amministrazione concedeva un finanziamento promozionale alle botteghe artigiane di Dorgali. Effetto ne fu la donazione da parte del ceramista Gian Luigi Mele, gononense, di una ceramica policroma rappresentante la Natività.

Da botteghe artigiane provengono:

—un dolcissimo crocifisso ligneo, snodabile (Napoli 1998);

— la lanterna in ferro battuto del cero liturgico accanto all’eucaristia, copia di un originale appartenuto a una nobile famiglia piemontese, dono del Parroco (opera dell' artigiano Nunzi , Fermo ‘98);

— il leggio tornito con decorazioni simboliche nella parte superiore, dono di Vannina Mulas (Francesco Pira Dalè, Dorgali).

 UNA COMUNITÀ IN FESTA NEL GIORNO DEL RICORDO E DELLA SPERANZA

Il 4 aprile 1998, sabato delle Palme, il vescovo di Nuoro, S. E. Rev.ma Mons. Pietro Meloni presiedeva la solenne concelebrazione, con la quale riapriva al culto la Parrocchiale rimessa a nuovo.

Introduceva la preghiera comune il Parroco Don Salvatorangelo Nieddu il quale ha presentato questa data come quella dell’approdo ad un’oasi dopo un lungo peregrinare nel deserto. Ha salutato e ringraziato vivissima- mente quelli che avevano creduto da sempre nella realizzazione di quest’opera con un ricordo particolare alla Signora Tina Carraro Ticca, che per un anno intero aveva ospitato gratuitamente l’Assemblea liturgica in un salone quasi attiguo alla chiesa in cantiere. Ma la sua massima attenzione è stata per la chiesa-comunità, per la cui costruzione non ci può essere mai un punto di arrivo definitivo. Ci sono tappe che hanno bisogno, per essere raggiunte e sorpassate, non solo di momenti di preghiera, ma — con la viva e consapevole preghiera, massimamente quella della frazione del pane o eucaristia —, anche e soprattutto dell’assiduità dell’ascolto della Parola; dell’assiduità del dialogo fra gregge e pastore; e delle mani protese di ogni fedele verso la chiesa madre, corpo di Cristo, come quelle della Vergine, per dire, col corpo e con tutta la passione del cuore:

«Ecce ancilla . . .Fiat!».

Nell’omelia, Mons. Meloni si complimentava con la comunità che aveva creato una simile struttura, sottolineando la necessità della creazione di una struttura di anime, attraverso i sacramenti del battesimo e della confermazione e del coinvolgimento di tutti i credenti nello sforzo della nuova evangelizzazione.

La signorina Vannina Mulas, in rappresentanza del Consiglio Pastorale Parrocchiale, rivolgeva un caloroso saluto ai convenuti.

Esprimendo la gioia per la ritrovata casa comune, si proiettava nel futuro, augurando alla comunità di Gonone uno sforzo adeguato per una chiesa nuova, che nell’accoglienza dei fedeli nel periodo estivo, unisse la risposta all’esigenza di spazi per la socializzazione e la formazione cristiana e umana delle nuove generazioni.

Il sindaco signora Caterina Loi Medau ha tracciato in linee essenziali la storia di Cala Gonone, semplicemente «Gonone» per i Dorgalesi, accennando alle vicissitudini dell’antica chiesetta, all’alluvione del ‘51, all’improvvida decisione della sua demolizione, alla sua sostituzione con quella dedicata alla Madonna di Bonaria, che si era mostrata subito inadeguata ai bisogni, e quindi alla proposta felicemente attuata, del suo rinnovamento e ampliamento, quanto la struttura preesistente aveva permesso. E intorno a questa istituzione e a quella scolastica, che Gonone aveva costruito la propria identità e la propria vocazione, per il suo mare e le sue montagne e le sue grotte e la ricchezza di zone archeologiche, a farsi luogo di accoglienza turistica. «L’Amministrazione si impegna — ha concluso il sindaco — a vitalizzare e rafforzare i presupposti per una efficiente economia di questo centro, sicura che il suo benessere costituirà il benessere dell’intera comunità dorgalese».

Presenziavano alla concelebrazione, col sindaco di Dorgali i membri della Giunta e del Consiglio Comunale; l’ex sindaco Fausto Canu con gli amici della precedente Amministrazione che avevano per primi appoggiato e seguito con passione la richiesta di rimodernamento del tempio ormai datato, nonostante i soli 35 anni dalla sua erezione. Schivo e commosso, il progettista Gian Michele Porcu contemplava e forse pregava...

Ci hanno onorato della loro presenza i sacerdoti Don Pietro Muggianu, Direttore dell’I.S.R. di Nuoro, Don Albino Sanna, Rettore del Seminario Diocesano, Don Giuseppe Argiolas Parroco di Santa Caterina in Dorgali, Don Giovanni Delogu Parroco di San Giuseppe in Nuoro, Padre Paolo Monni dei Padri Giuseppini.

I numerosissimi fedeli di Cala Gonone e di Dorgali, e quelli accorsi da altri centri che hanno serbato affetto per la nostra borgata e il nostro mare, davano l’impressione di sciogliere, con la loro gioiosa presenza, un voto di gratitudine alla Madonna di Bonaria per aver riottenuto, in così breve volger di tempo, più accogliente e dignitosa, la casa comune della preghiera, e ridonato ai turisti della Stagione, i tanto desiderati momenti di ristoro dell’anima.

E stato provvidenziale e altamente significativo, che nella fausta circostanza dell’inaugurazione abbia ricevuto il santo battesimo e la confermazione il diciannovenne Sergio Sagheddu, accompagnato dal padrino Vinzent Piredda, anche lui neo cresimato.

La Chiesa è madre aperta alla vita. Continuamente genera nuovi figli, li accoglie, li illumina, li educa con una costante permanente evangelizzazione, alla solidarietà e fraternità; li porta al la maturazione della fede, li fa comunità di speranza, di grazia e di salvezza.

I figli rispettino e ascoltino; vivano l’unità nella diversità dei carismi; siano sale, luce, lievito del mondo che li visita.